Intelligenza Armata: il divorzio tra Anthropic e il Pentagono

Intelligenza Armata: il divorzio tra Anthropic e il Pentagono
Mentre il mondo intero si rinnova per mezzo di una vera e propria rivoluzione tecnologica, gli USA non restano a guardare: l'amministrazione sembra decisa a svecchiare le proprie dottrine operative, integrando l'intelligenza artificiale generativa al centro delle proprie strategie militari e geopolitiche.
Qual è la notizia
Il segretario della Difesa americano Pete Hegseth ha ufficialmente designato Anthropic come "supply chain risk" (rischio per la sicurezza nazionale nella catena di approvvigionamento). Non si tratta di una semplice minaccia, ma di un'etichetta pesante e già operativa che vieta a qualsiasi contractor o fornitore del Pentagono di avere rapporti commerciali con l'azienda; una misura che storicamente ha bollato solo quelle realtà definite nemiche del Paese.
Lo fa attraverso un post su X dove non si trattiene dal rimarcare l'assoluta autorità dell'esercito in merito alla decisione sull'utilizzo dei propri mezzi, criticando duramente le policy interne di Anthropic, definite esplicitamente "woke".
Rincarando la dose, Donald Trump (come si legge in un post ri-twittato dallo stesso Hegseth) definisce i vertici di Anthropic come "pazzi di sinistra" (leftwing nut jobs), colpevoli di arrogarsi il diritto di decidere come il Paese debba condurre le proprie lotte armate.
Questa debacle è figlia della decisione di Dario Amodei (CEO di Anthropic) di non cedere all'ultimatum del Dipartimento della Difesa, arrivando a rinunciare a un accordo governativo da ben 200 milioni di dollari. La frattura si è consumata dopo che l'azienda ha accertato l'impiego della propria intelligenza artificiale nelle operazioni militari condotte prima in Venezuela e, più recentemente, in Iran.
I motivi dell'allontanamento sono riconducibili a due clausole di utilizzo fondamentali che Anthropic impone sulle sue tecnologie, deliberatamente violate negli attacchi condotti in Medio Oriente e in Sud America. Lo riporta lo stesso Amodei in un'intervista condotta da CBS e, pubblicamente, in un post sul sito ufficiale di Anthropic. Qui il CEO approfondisce la comunicazione tra le parti, sottolineando come le direttive da parte del Pentagono siano arrivate quasi esclusivamente a colpi di tweet, senza i dovuti crismi dell'ufficialità istituzionale.
TLDR;
L'alleanza
Il 25 luglio 2024, Anthropic annunciava l'ufficialità della prima collaborazione con il governo degli Stati Uniti in un articolo pubblicato sul suo sito. L'accordo si è poi consolidato nel luglio 2025 con la stipula del maxi-contratto milionario.
L'azienda si era resa disponibile a implementare soluzioni tecnologiche (fortemente basate sui propri modelli di intelligenza artificiale) in linea con i principi democratici e con le esigenze governative, fornendo pieno supporto a un avanzamento tecnologico che, nel medio termine, avrebbe dovuto colmare il gap strategico con la Cina.
Dopo le recenti dichiarazioni del Segretario della Difesa, Anthropic ha puntualizzato come, pur avendo il pieno interesse a onorare i propri accordi, abbia sempre mantenuto una linea ferma sulla sicurezza. Ha infatti allontanato possibili partner commerciali riconosciuti dallo stesso dipartimento come "riconducibili a compagnie militari cinesi" e ha vietato l'utilizzo dei propri servizi in regioni considerate "non sicure", andando a ledere, seppur marginalmente, i propri stessi interessi economici pur di tenere fede ai propri principi.
Il divorzio
Ricostruendo le varie dichiarazioni e le tempistiche, l'integrazione di Claude nelle reti classificate del Pentagono è avvenuta principalmente attraverso il sistema Maven di Palantir, noto appaltatore della difesa statunitense. Come citato anche da un recente articolo di The Guardian, la tecnologia è stata centrale nell'organizzazione delle operazioni militari che hanno condotto alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela e, in seguito, nei recenti attacchi in Iran.
Nell'intervista condotta dalla CBS, Amodei risponde alle accuse di aver causato un passo indietro tecnologico di almeno sei mesi all'esercito americano. Il CEO ribadisce la volontà di fornire supporto alla Difesa con i mezzi a disposizione, ma chiarisce l'assoluta indisponibilità a negoziare su due linee rosse:
- Utilizzo delle tecnologie IA per operazioni di sorveglianza domestica
- Utilizzo delle tecnologie IA per lo sviluppo di armi completamente autonome
Le armi ad automazione parziale esistono già e sono attualmente impiegate, ad esempio, nella difesa condotta dall'esercito ucraino – ricorda Amodei –, ma in questo momento la tecnologia non è sufficientemente matura per pensare di eliminare completamente l'intervento umano dal processo decisionale letale. Per quanto riguarda i servizi di sorveglianza domestica, ribadisce che tale pratica non solo violerebbe i diritti fondamentali dei cittadini americani, ma non garantirebbe in alcun modo la reale sicurezza nazionale.
Di fronte all'ultimatum del Dipartimento della Difesa, che richiedeva una modifica dell'accordo per garantire un utilizzo senza restrizioni della tecnologia, Anthropic ha dichiarato di non poter accettare "in coscienza" tali condizioni.
In risposta all'irremovibilità di Amodei, il Presidente Donald Trump ha ordinato la sospensione immediata e totale dell'utilizzo delle tecnologie dell'azienda da parte di tutte le agenzie federali, portando infine alla designazione di Anthropic come rischio interno alla catena di approvvigionamento.
Cosa cambia ora
Con questo strappo formale, Anthropic perde un investimento considerevole: l'accordo governativo, infatti, ammonta a ben 200 milioni di dollari. Tuttavia, considerando il vasto consenso e l'adozione globale dei modelli Claude, è improbabile che questa singola perdita finanziaria metta in ginocchio la società nel breve termine.
Il vero pericolo si annida nell'effetto domino del provvedimento invocato dagli Stati Uniti. Etichettare Anthropic come "rischio per la catena di approvvigionamento" (supply chain risk) le impedisce qualsiasi relazione commerciale non solo con le agenzie federali, ma anche con qualunque realtà Enterprise che faccia affari, persino indirettamente, con il Dipartimento della Difesa. Un colpo che rischia di escluderla da una fetta enorme del mercato B2B.
Mentre Anthropic tiene il punto sui propri princìpi, i concorrenti non restano a guardare. OpenAI, in particolare, si è mostrata estremamente interessata a subentrare nell'accordo. Sam Altman si è attirato non poche critiche per la sua aperta disponibilità verso i contratti militari; tuttavia, considerando il colossale tasso di consumo di capitali (cash burn) di OpenAI e le recenti proiezioni che sollevano dubbi sulla loro sostenibilità finanziaria a lungo termine, diversi analisti ritengono che la ricerca di partnership governative così redditizie sia diventata una necessità strategica.
Eppure, questa mossa muscolare del Pentagono rischia di creare un clamoroso scompiglio all'interno della stessa macchina governativa americana. Come sottolineato da Dario Amodei, non si tratta di semplice autopromozione: estirpare una tecnologia già profondamente radicata nelle modalità operative e di intelligence (integrata tramite partner come Palantir e AWS) causerà inevitabili e pesanti rallentamenti. Un passo falso logistico che, paradossalmente, rischia di favorire proprio i rivali geopolitici contro cui gli USA competono da anni.
Questo scenario apre a un interrogativo strategico: molti osservatori sottolineano il rischio che decisioni così drastiche possano finire per avvantaggiare la Cina molto più di quanto avrebbe fatto un compromesso logistico con Anthropic. Guardando a Oriente, i segnali sono chiari: il recente Kimi K2.5 di Moonshot AI, così come i modelli di DeepSeek, stanno già dimostrando performance eccellenti con un'ottimizzazione delle risorse e dei costi di gran lunga superiore rispetto alle controparti occidentali.
